DMARC per MSP: portare decine di domini clienti fino al reject, senza bloccare la posta di nessuno

Per un MSP la protezione del dominio di posta è uno dei pochi servizi che si vendono spiegabili in due minuti, si attivano con un record DNS, producono un rapporto mensile che il cliente capisce e non richiedono di toccare i suoi sistemi. Il problema non è tecnico ma di scala: cinquanta domini significano cinquanta percorsi verso l'enforcement, ognuno con i suoi mittenti da censire. Servono una console unica, un processo di onboarding ripetibile e un prezzo per dominio che regga sui numeri.

Perché è un buon servizio da mettere a catalogo

Chi eroga servizi gestiti valuta un servizio nuovo su quattro cose: quanto è facile spiegarlo, quanto rischio operativo introduce, quanto lavoro ricorrente richiede e quanto margine lascia. La protezione del dominio di posta ha un profilo insolitamente favorevole su tutte e quattro.

L'obiezione ricorrente è che sia un servizio da poco valore percepito. Nella pratica funziona il contrario, purché si venda il rapporto e non il record: quello che il cliente paga è sapere chi usa il suo nome e poterlo dimostrare a terzi.

Il problema vero: la scala

Portare un dominio a DMARC in reject è un lavoro di poche ore di configurazione e qualche settimana di osservazione. Il punto è che l'osservazione non si comprime: bisogna attendere un ciclo completo di invii per scoprire il gestionale che manda le fatture una volta al mese, e quel gestionale è diverso per ogni cliente.

Con cinquanta domini i problemi che emergono sono di natura organizzativa.

Sono tutti problemi di strumento e di processo, non di competenza tecnica: si risolvono una volta e poi valgono per tutti i clienti.

Un processo di onboarding ripetibile

La stessa sequenza per ogni cliente, con tempi dichiarati in offerta.

  1. Settimana zero, delega tecnica. Ottieni l'accesso al DNS o, meglio, concorda che le modifiche le chiedi tu e le applica il cliente con un tempo di risposta pattuito. Il secondo caso è più lento ma evita discussioni sulla responsabilità.
  2. Settimana zero, censimento dei mittenti. Una scheda di dieci righe compilata insieme al cliente: gestionale, fatturazione elettronica, piattaforma newsletter, CRM, sistema di ticket, multifunzione, portale del commercialista, servizi di firma. È sempre incompleta, e va bene: serve a partire.
  3. Settimana uno, attivazione in osservazione. Record DMARC in modalità di sola osservazione con l'indirizzo di raccolta dei report, verifica che SPF sia unico e sotto il limite delle interrogazioni DNS, attivazione di DKIM dove manca.
  4. Settimane due e tre, lettura. I report riempiono i buchi del censimento. Ogni mittente legittimo che fallisce va corretto alla fonte, non aggirato.
  5. Settimana quattro, quarantena. Passaggio intermedio, eventualmente su una percentuale del traffico.
  6. Settimane cinque e sei, reject, esteso ai sottodomini, con i domini non usati per la posta messi direttamente in rifiuto totale.
  7. Da lì in poi, sorveglianza. Rapporto mensile al cliente e avviso quando compare un mittente nuovo che fallisce.

Due accorgimenti che evitano quasi tutti i problemi: metti per iscritto che il passaggio all'enforcement avviene solo dopo l'approvazione del cliente sulla lista dei mittenti riconosciuti, e chiedi al cliente di avvisarti prima di attivare nuovi sistemi di invio, mettendolo nel contratto. Il secondo punto è quello che previene la telefonata sulla campagna bloccata.

Cosa serve nello strumento

Le funzioni che fanno la differenza quando i domini diventano decine, in ordine di impatto sul tempo di lavoro.

Il piano MSP & Volume della protezione dell'identità email è costruito su questo elenco: parte da 299 € al mese, IVA esclusa, con dieci domini a livello Compliance, poi 19 € per dominio dall'undicesimo al cinquantesimo e 14 € dal cinquantunesimo, console multi-tenant e rapporti white-label inclusi. I domini parcheggiati costano 9 € ciascuno, senza test di spoofing.

Come si costruisce il prezzo al cliente finale

Il margine su questo servizio è buono, a patto di non venderlo come una riga tecnica dentro un canone più grande, dove sparisce.

Tre modelli che funzionano.

  1. Voce a sé nel canone mensile, con un prezzo per dominio protetto. È il più trasparente e il più facile da difendere in fase di rinnovo, perché il cliente vede cosa paga e riceve il rapporto che lo dimostra.
  2. Progetto di attivazione più canone di sorveglianza. Le prime sei settimane sono lavoro concentrato e vanno pagate come tali; poi il canone copre il presidio e il rapporto mensile. Questo modello evita la sensazione che il servizio sia caro all'inizio e vuoto dopo.
  3. Incluso in un pacchetto di conformità, insieme alla verifica delle vulnerabilità e alla documentazione per i questionari. Funziona bene con i clienti che hanno una spinta normativa, perché comprano il risultato e non le singole misure.

Qualunque modello scegli, la regola pratica è la stessa: quello che rinnova il contratto è il rapporto mensile. Un cliente che ogni mese riceve un documento che dice chi ha provato a usare il suo nome e a che punto è la protezione non mette in discussione la voce di spesa.

Cosa mettere a contratto

Le clausole che evitano i contenziosi ricorrenti su questo servizio.

I servizi che si vendono naturalmente dopo

La protezione del dominio è una porta d'ingresso: apre conversazioni che altrimenti non partono, perché mostra al cliente qualcosa che non sapeva.

Se vuoi valutare il piano a volume o la modalità in licenza, parlane con noi: il dimensionamento dipende da quanti domini gestisci e da quanti di questi inviano posta davvero.

Domande frequenti

Quanto lavoro richiede portare un dominio cliente fino al reject?

La configurazione tecnica è di poche ore: record DMARC in osservazione, verifica che SPF sia unico e sotto il limite di dieci interrogazioni DNS, attivazione di DKIM dove manca. Il tempo complessivo è di quattro-sei settimane, quasi tutte di osservazione, perché bisogna attendere almeno un ciclo completo di invii per intercettare i sistemi che mandano una volta al mese, come la fatturazione o le buste paga. È esattamente quello che si rischia di bloccare passando troppo presto all'enforcement.

Come si evita di bloccare la posta di un cliente?

Con tre accorgimenti. Si parte sempre in modalità di sola osservazione, che non cambia nulla nella consegna e serve solo ad accendere i report. Si passa all'enforcement solo dopo che il cliente ha approvato per iscritto la lista dei mittenti riconosciuti, il che sposta la decisione dove deve stare. E si mette a contratto l'obbligo del cliente di comunicare i nuovi sistemi di invio prima di attivarli, perché la causa più frequente di problemi dopo mesi di funzionamento è una piattaforma nuova introdotta senza avvisare.

Serve l'accesso al DNS dei clienti?

Non necessariamente. Funzionano entrambi i modelli: la delega tecnica, in cui gestisci tu le modifiche ed è più rapido, e la richiesta al cliente con un tempo di risposta pattuito, più lento ma che tiene la responsabilità dove il cliente preferisce. Il secondo modello va messo per iscritto con tempi espliciti, altrimenti il percorso verso l'enforcement si allunga in modo imprevedibile e il servizio sembra fermo per colpa tua.

Quanto costa il piano per MSP?

Il piano MSP e Volume della protezione dell'identità email parte da 299 € al mese, IVA esclusa, e comprende dieci domini a livello Compliance, console multi-tenant e rapporti white-label. Dall'undicesimo al cinquantesimo dominio il costo è di 19 € per dominio, dal cinquantunesimo di 14 €. I domini parcheggiati, che non inviano posta, costano 9 € ciascuno e non includono i test di spoofing. Tutti i prezzi sono pubblici e per dominio protetto al mese.

Posso rivendere il servizio con il mio marchio?

Sì. Il piano a volume include i rapporti white-label, quindi il documento che consegni al cliente porta il tuo marchio, e la console multi-tenant ti permette di gestire tutti i domini in un'unica vista con accessi separati per cliente quando serve. Sono previsti anche l'accesso programmatico, per portare lo stato nel tuo cruscotto o nel tuo sistema di gestione, e l'autenticazione centralizzata per le utenze del tuo personale.

Cosa succede quando un cliente aggiunge una piattaforma di invio?

I suoi messaggi iniziano a fallire l'autenticazione e, se il dominio è in reject, non vengono consegnati. È la situazione che genera la telefonata sulla campagna che non parte. Si previene in due modi: la clausola contrattuale che obbliga il cliente ad avvisare prima di attivare nuovi sistemi, e gli avvisi automatici sul cambiamento, che segnalano un mittente nuovo che fallisce senza aspettare il rapporto mensile. Con decine di domini la seconda è indispensabile.

Questo servizio protegge anche dai domini simili a quelli dei clienti?

No, ed è importante scriverlo nel contratto per non creare aspettative sbagliate. La policy DMARC vale solo per il dominio esatto: un attaccante che registra un nome simile usa un dominio proprio, su cui può pubblicare configurazioni perfette. Contro quelli serve la sorveglianza dei domini lookalike, che è un servizio distinto e si vende bene subito dopo, perché la domanda arriva dal cliente stesso non appena capisce il confine.

Il SOC è disponibile per gli MSP in licenza?

Sì, esiste la modalità in licenza per chi vuole erogare il servizio con il proprio marchio, accanto a quella gestita. È la strada tipica per un MSP che sta costruendo un'offerta di sicurezza completa e vuole mantenere il rapporto diretto con il cliente finale. Il dimensionamento dipende dal numero di clienti e dalla telemetria che si intende raccogliere, quindi si concorda caso per caso.

Parliamo di quanti domini gestisci

Console unica, rapporti con il tuo marchio e prezzo per dominio che scende con i volumi. Guarda la protezione dell'identità email oppure scrivici per dimensionare il piano a volume.